sabato 22 marzo 2008

Battaglia Cristian, matr. 264204

IUAV DI VENEZIA - CORSO DI LAUREA IN SCIENZE DELL'ARCHITETTURA A.A. 2007-08
Corso di Fondamenti di informatica - Prof. Maurizio Galluzzo

BATTAGLIA CRISTIAN - matricola 264204

Scenari digitali

E’ un dato di fatto, Il computer è divenuto oggi di uso comune nella progettazione; più complesso è indagare sui motivi e sulle aspettative che stanno alla base di questa diffusione del mezzo digitale in architettura. L’architettura è divenuta specchio dello sviluppo culturale di un’epoca, ogni epoca ha a disposizione alcuni mezzi che nascono dallo sviluppo culturale, scientifico e più in generale, del pensiero.
Antonino Saggio definisce “Rivoluzione Informatica” l’attuale cambiamento epocale, basato fondamentalmente sulla complessità delle interrelazioni che stanno coinvolgendo anche il mondo architettonico, condizionandone le pratiche progettuali. “Il rinnovamento dell'architettura che stiamo vivendo in questi ultimi anni, afferma Saggio, non è solo un fatto di gusto, di moda, di linguaggio, ma il segno che si stanno affermando nuove sostanze e con esse nuove crisi ed opportunità.”
Move, Berkel e Boss sottolineano come l’applicazione delle nuove tecnologie risulti ormai assodata in molti altri aspetti della vita quotidiana e della produzione artistica, dai films, al design delle automobili, dalla musica all’editoria e persino all’educazione. L’architettura è già stata troppo lenta nell’incorporare i nuovi strumenti che le sono stati offerti. Ad un primo sguardo – dicono gli autori –questo sembra logico; l’architettura è un luogo, una cosa reale […] di cui possiamo avere esperienza solo visitandola. Ma l’architettura è anche una scienza pubblica ed un prodotto del proprio tempo. Questo è fortemente radicato nella maggior parte del mondo e nelle scelte che scaturiscono dall’introduzione delle nuove tecnologie. In quanto architetti, noi siamo obbligati a cercare un’attinenza con le pratiche contemporanee, gli eventi e le tecnologie – oppure a scomparire.
Dunque, come la “rivoluzione industriale" determinò un radicale mutamento di costumi, organizzazione sociale ed economica derivato dalla produzione artificiale della forza lavoro che era alla base dell’industrializzazione, provocando un impatto ampiamente registrato nelle pratiche architettoniche ed urbanistiche, così la “rivoluzione informatica” sta inevitabilmente plasmando procedure ed obbiettivi dell’architettura: il passaggio dalla logica lineare della catena di montaggio, alla logica discontinua e complessa della rete e del virtuale è assorbito, rivisitato ed interpretato dalla pratica architettonica in ogni sua fase, dal concepimento progettuale alla realizzazione produttiva.
Da un lato basti pensare a come l’acciaio e l’ascensore consentirono lo sviluppo della città verticale e a come i mezzi di comunicazione e di spostamento, compresa l’automobile, aumentarono il senso comune per la distanza geografica, prossimità e temporalità […] rendendo possibile la concezione della città diffusa regolata dalla ragnatela di strade di tutti i tipi. Anche i processi costruttivi vennero mutati in sintonia con le nuove possibilità offerte dal sistema industriale, con ripercussioni sulla forma stessa dell’espressione architettonica.
Dall’altro, alla fine del nostro secolo è la rivoluzione dell'informazione che provoca una metamorfosi dell'architettura e del disegno urbano. La tecnologia digitale sta trasformando la natura e gli intenti del pensare architettonico e della creatività, smottando le relazioni tra materia e dati, tra il reale e il virtuale e tra l'organico e l'inorganico e guidandoci in un territorio instabile dal quale stanno emergendo ricche e innovative forme.
Dice PETER ZELLNER in Hybrid Space. New forms in digital architecture.: “ Un nuovo spazio-tempo vernacolare sta riscrivendo il modello della città come un intreccio di cavi e connessioni satellitari che connettono massicce distanze fisiche lungo una geografia terrestre curva.”
Nella configurazione assunta dalla realtà dell’epoca in cui viviamo, è insita una paradossale possibile staticità dei fruitori di quegli stessi manufatti che si sono svincolati da una concezione sovradeterminata: da un lato la conoscenza umana ha la possibilità di espandersi attraverso complesse reti di telecomunicazione, dall’altro il nostro fisico viene bloccato nella postazione dell’interfaccia, sia essa un fax, un televisore o una workstation. Questo impone una riformulazione del concetto di “luogo” che consideri come lo scambio istantaneo di dati abbia talvolta sostituito il tradizionale significato di “mobilità”. Siamo ora (e sempre più) in grado di percepire diversi dati reali distanti, tra loro e da noi, contemporaneamente e senza la necessità di uno spostamento fisico. Le nuove connessioni operano al di fuori della convenzionale concezione di spazio e tempo e consentono un nuovo tipo di comunicazione slegato dal luogo degli interlocutori, implicando il superamento di fusi orari e distanze, attraverso una nuova geografia virtuale: la globalizzata e liquida "soft architettura" dei mezzi di comunicazione digitali fluisce sopra, sotto e attraverso le locali e concrete "hard architetture" delle nostre città contemporanee, creando un ambiente indeterminato e fluttuante, un'interfaccia tra pubblico e privato, collettivo e soggettivo, provinciale e planetario.[…] E’ questo forte senso di infinità, un libero prolungamento dell’identità e della coscienza sopra la superficie terrestre, che sta diventando una condizione nelle nostre vite e nella nostra architettura: le reti non si limitano ad organizzare le attività e distribuire le informazioni, ma sono dei reali produttori e distributori dei codici culturali .
“Abbiamo riempito il mondo di tecnologie e di sistemi complessi, che si sovrappongono ai sistemi naturali già esistenti e a quelli socioculturali, che si sono evoluti nel corso del tempo - afferma PINO GUIDOTT-. Questi sistemi sono invisibili […] e oggi c’è un’altra novità: l’uso totale del computer in quasi ogni ambito, il “pervasive computing”. I nomi per descrivere questo fenomeno sono diversi: “computerizzazione ubiquitaria”, “intelligenza ambientale”, “computer a scomparsa”, “cose pensanti”, “manufatti intelligenti”. Queste espressioni raccontano tutte che stiamo invadendo il mondo non solo con i sensori, ma anche con interruttori intelligenti capaci di reazioni autonome. […] nuvole di sensori senza fili, termometri, microfoni miniaturizzati, nasi elettronici e rivelatori di posizione trasmetteranno […] informazioni sull’ambiente […].Intanto, nel mondo degli affari, le aziende stanno creando sistemi nervosi digitali che consentano di stabilire connessioni fra tutto ciò che riguarda le loro attività: sistemi IT, fabbriche e dipendenti, fornitori, clienti e prodotti. Lo scopo è quello di monitorare in tempo reale ogni cosa.”
L'informazione e comunicazione tecnologica, i flussi informativi delle reti digitali terrestri e aeree , telefoni e televisione dell'ultimissimo periodo stanno rivoluzionando e determinando nuovi modi e stili dell'abitare nello spazio dell’uomo.
Ecco la “polvere intelligente”, la domotica , sempre più parte integrante dell' architettura di interni, essa influisce profondamente nello spazio e nei comportamenti intervenendo direttamente sugli scenari abitativi. Da qui la necessita' di integrarla nell'alveo culturale della progettazione architettonica, il nuovo sviluppo progettuale delle teorie e delle tecniche per soddisfare le 5 aree classiche in cui sono stati tradizionalmente classificati i sistemi domotici : sicurezza attiva, microclima ambientale, energia e illuminazione, apparecchiature elettrodomestiche e telecomunicazioni .
Durante gli anni '80, la domotique è stata definita la quarta dimensione dell'architettura, ora aspettiamo la nuova architettura tecnologica fatta di pareti a scomparsa o trasparenti a comando , o corpi selezionati che le attraversano, materiali programmati per assumere forme e funzioni, sistemi intelligenti dotati di pseudocoscenza che ci assecondano in ogni azione, ecc.. e considerata l’architettura specchio dello sviluppo culturale di un’epoca ci troveremo di fronte il riflesso del sviluppo culturale, scientifico del nostro tempo.


BIBLIOGRAFIA:

- PINO GUIDOTTI, Progetto profondo, Domus 852 Ottobre 2002
- CHRISTIAN PONGRATZ, MARIA RITA PERBELLINI, Nati con il computer. Giovani architetti americani, Testo & Immagine s.r.l., Torino, 2000.
- ANTONINO SAGGIO, La rivoluzione informatica
- PETER ZELLNER, Hybrid Space. New forms in digital architecture. Pag. 10
- CAROLINE BOSS e BEN VAN BERKEL, UN Studio, MOVE, UN Studio Goose Press, 1999.
- MASSIMO CAPOLLA, Progettare la domotica. Criteri e tecniche per la progettazione della casa intelligente, Santarcangelo della Romagna, Maggioli, 2004

venerdì 21 marzo 2008

Tatiana Biscaro- Matricola 265134

“L’accessibilità di un’informazione non ne compromette forse il valore reale?”.

Questo è quanto si chiedeva Bill Gates all’indomani di quella che sarebbe diventata l’era di Internet. Ancora oggi il tema della gestione e diffusione delle informazioni è in continua evoluzione; le tecnologie wireless, ad esempio, hanno consentito un ulteriore passo avanti rendendo le comunicazioni tra dispositivi elettronici più comode in quanto non necessitano di cavi.

In ambito architettonico ciò è un’importante innovazione se si pensa che con la tecnologia WI-FI, che permette di allestire una rete locale (Wlan) basata su onde radio in sostituzione di una rete cablata, è possibile creare Lan ampie senza la necessità di cablare i client con una conseguente riduzione dei costi, permettendo ad utenti di reti diverse di comunicare tra loro ed interagire ad esempio nella creazione di un progetto anche in movimento.

(Tecnologie wireless sono utilizzate anche per operazioni di backup attraverso un nuovo dispositivo di rete chiamato Time Capsule).

La tecnologia WI-FI si può ritrovare anche in quella disciplina che viene detta domotica e che si occupa dell’integrazione dei dispositivi elettronici semplificando l’uso di impianti complessi ed offrendo un minor consumo energetico che va ad aggiungersi alla possibilità di modificare le funzioni dei dispositivi tramite programmazione software, ma soprattutto, senza bisogno di posare nuovi cavi.

È un’innovazione sicuramente importante per chi abita una casa con impianto domotico, perché permette di controllare ed esempio il sistema di riscaldamento, condizionamento, accensione delle luci…Ma è anche assolutamente sconvolgente per chi progetta quella che si potrebbe definire una “casa digitale”.

La concezione di casa, o di edificio in generale, a cui si è abituati cambia completamente.

La domotica offre ai progettisti spunti sia dal punto di vista della usualità che dell’ergonomia; sarà possibile azionare programmi di illuminazione ottimizzati e modificabili in qualunque momento che, non solo favoriranno una riduzione del consumo energetico e dei costi, ma permetteranno la realizzazione di particolari effetti.

In Giappone la domotica è molto sfruttata nei centri commerciali dove si creano particolari effetti di illuminazione che attraggono il cliente verso un reparto in particolare.

Ma questa nuova tecnologia offre molti altri vantaggi rendendo una casa più confortevole e semplice da gestire.

Certo è difficile rendersi conto di quelli che sono i reali benefici in un progetto architettonico prima di avere il risultato finale, soprattutto per un pubblico di non-esperti come sono spesso i committenti.

D’altro canto, le nuove tecnologie digitali sono in continua evoluzione e potrebbero ad esempio essere applicata alla creazione di una “realtà virtuale”; ovvero di un mondo sintetico, un ambiente tridimensionale creato dal computer ed all’interno del quale una persona, tramite interfacce appropriate, può “entrare”, muoversi ed interagire con le sue componenti.

Nella realtà virtuale (VR) non si è più in grado di distinguere un dentro e un fuori come avviene con i programmi di elaborazione, ma si percepisce un unico spazio nel quale si è immersi e cioè quello della realtà virtuale appunto.

L’applicazione di questa tecnologia in architettura permetterebbe di collaudare un edificio prima della sua realizzazione, di muoversi al suo interno e riuscire a percepirlo spazialmente da tutti i punti di vista sperimentando le diverse soluzioni progettuali.

Offre inoltre un diverso, innovativo ed efficace strumento di presentazione al committente; egli può infatti “entrare” nel progetto e rendersi effettivamente conto di come sarà una volta realizzato, essendo perciò in grado di dare un giudizio consapevole su di esso.

Certo sono tutte tecnologie in via di sviluppo e tuttora sottoposte ad analisi e ricerche.

Nel nostro Paese, però, tali ricerche sono fortemente limitate da svariati fattori tra i quali spiccano le difficoltà linguistiche alle quali si aggiungono la scarsità di risorse economiche e la mancanza di partecipazione da parte dello stato con contributi atti a facilitare ed incentivare l’acquisto di tecnologie da parte delle inprese.

Anch’esso però, dal canto loro, sono incapaci di organizzarsi a tal proposito e gli imprenditori stessi non sono disposti a finanziare la ricerca tecnologica.

Tutto ciò pone un limite molto forte allo sviluppo delle tecnologie, ma, prendendo ancora una volta a testo le parole di Bill Gates, teniamo presente che: “Spesso la gente sopravvaluta ciò che può accadere in due anni e tende a sottovalutare quello che può accadere in dieci.”

Bibliografia:

A cura di Francesco D’Ambrosio, Applicando-la rivista per il mondo MAC, marzo 2008

A cura di Gianfranco Pecoraio, PC Magazine, Novembre 2007

Bill Gates, La Strada che porta a Domani, Mondadori Editore, Milano 1997

Monica Bonollo,La Costruzione del Vedere-Simulazione Visiva, Realtà Virtuale e Costruzione del Mondo, Edizioni Nuovo Progetto, Vicenza 1992

Scenari Digitali


Maria Giada Ferrari 264328

In un’era caratterizzata da un forte sviluppo tecnologico e digitale, l’architettura non ha potuto che subire radicali e profonde trasformazioni: ai tradizionali metodi di progettazione e rappresentazione si sono infatti affiancati strumenti innovativi e tecnologici, tra cui i più conosciuti sono senza dubbio il CAD (acronimo di Computer Aided Design – Disegno Assistito da Calcolatore) e CAAD (Computer Aided Architectural Design – Disegno Architettonico Assistito da Calcolatore). Inizialmente l’uso di tali procedure era rivolto prevalentemente alla simulazione del progetto, con l’obiettivo di illustrare realisticamente l’idea creativa in tutti i suoi aspetti, rendendola così comprensibile anche ai non-addetti ai lavori. Ora però ci si sta orientando verso l’elaborazione di sistemi in grado di contribuire alla generazione stessa del progetto, sia per quanto riguarda l’idea formale che per la verifica della sua fattibilità tecnica. In tal senso l’esempio più significativo è costituito dal Guggenheim Museum di Bibao di Frank Gehry: in questo caso il computer si è rivelato uno strumento indispensabile per l’esecuzione dell’opera, senza il quale non ne sarebbe stata possibile la costruzione, a causa dei lunghi tempi di progettazione e degli errori di calcolo in cui è facile incappare. Queste procedure insomma possono aprire porte nuove, in quanto ci forniscono un fondamentale sistema di controllo per la progettazione esecutiva, sistema che non solo velocizza i tempi di realizzazione del progetto, ma permette anche di dare vita a tutte le forme che riusciamo ad immaginare, sperimentando costruzioni mai tentate nel passato. Esse poi possono diventare un insostituibile strumento per la verifica della qualità percettiva degli spazi, in grado di riprodurre tutte quelle componenti (situazioni ambientali, resa dei materiali, illuminazione, ecc…) che fanno sì che un progetto risulti di alto livello. Ci si sta quindi orientando nella direzione di un’architettura virtuale, che sia percorribile spazialmente, in modo da poter verificare le suggestioni spaziali e figurative del progetto in corrispondenza dei diversi momenti della giornata e dell’anno. E’ questa l’architettura del terzo millennio: un’architettura in grado di rispondere alle sempre maggiori richieste di qualità e di controllo degli spazi fisici , nonché alle esigenze di comfort, sicurezza, comodità e risparmio energetico. La casa del futuro è quindi una casa intelligente e domotica: in una società caratterizzata da ritmi frenetici, l’automatizzazione di alcune funzioni (dal funzionamento degli elettrodomestici all’irrigazione dei fiori) permetterà di dedicare il tanto prezioso tempo ad altre attività; inoltre il miglioramento dei sensori per la regolazione degli impianti di illuminazione e di riscaldamento/climatizzazione renderà possibile un utilizzo più razionale dell’energia, riducendo al minimo gli sprechi.
Le nuove tecnologie però non hanno rivoluzionato solamente il modo di progettare e di abitare, ma anche quello di lavorare: è fatto indubbio che internet abbia aperto la strada nuovi orizzonti, accelerando i contatti e le comunicazioni tra le diverse parti del mondo e permettendo uno scambio in tempo reale di idee, informazioni, novità, anche attraverso i social network. In quest’ottica bisogna attribuire un’importanza fondamentale all’introduzione delle reti
wireless (ossia senza fili), che hanno eliminato tutti i limiti dovuti alla connessione tramite cavi. Tutto ciò non fa che facilitare le collaborazioni tra architetti di varie nazionalità, ognuno dei quali può mettere a disposizione degli altri il proprio bagaglio di esperienze: solo così si può garantire lo sviluppo e l’evoluzione dell’architettura. Bisogna però ammettere che purtroppo l’Italia non è in grado di competere in campo tecnologico con gli altri principali Paesi del mondo: scarsi sono gli investimenti e le ricerche in quest’ambito, sia da parte dello Stato sia da parte delle imprese che, spesso, si mostrano diffidenti nei confronti delle innovazioni.

BIBLIOGRAFIA:
- Carlo Coppola, Computer e creatività per l’architettura – intelligenza artificiale e sistemi formali, Alinea Editrice, Firenze 2005
- James Steel, Architettura e computer: azione e reazione nella rivoluzione digitale, a cura di Antonietta Piemontese, Gangemi, Roma 2004
- Antonino Saggio, Introduzione alla rivoluzione informatica in architettura, Carocci editore, 2007
- Livio Sacchi, Maurizio Unali a cura di, Architettura e cultura digitale, Skira, Milano 2003

Chiodin Sergio

SCENARI DIGITALI
Chiodin Sergio
Matricola 264297



Il termine “architettura” ci porta immediatamente alla mente immagini di edifici, di giardini e città, di ambiente costruito. Associamo invece la parola computer a concetti come tecnologia, reti informatiche e al mondo digitale in generale.
L’ espressione
“architettura digitale” fonde i due mondi, mettendo a fuoco il fine primario dell’ uso dei computer in architettura: migliorare l’ ambiente edificato, fornendo a chi opera metodi e strumenti di lavoro avanzati.
Disegnare non è più il compito principale dei computer in architettura. Il ruolo e il modo in cui viene percepito l’ uso del computer cambiano in continuazione, in quanto quello che un tempo veniva denominato calcolatore diventa di anno in anno sempre più veloce e potente nella sua funzione di supporto ai progettisti. Inoltre le modalità di ausilio alla progettazione sono sempre più innovative e il computer non funge più solo da medium, ma anche da vero e proprio socio dello studio di architettura.
L’ architettura attuale è costituita da processi, prodotti e cicli estremamente complessi, per i quali il computer viene impiegato in tutti gli stadi di realizzazione. Per quanto riguarda la programmazione e la progettazione, può servire per documentare, organizzare e immagazzinare informazioni, mostrare svariate alternative di progettazione e creare disegni esecutivi o modelli.
Ma la ragione per cui la tecnologia dell’ informazione sta diventando così vitale nell’ architettura sta nel fatto che l’ informazione è la materia basilare per la programmazione, progettazione, costruzione e gestione degli edifici. Le tecnologie dell’ informazione e della comunicazione mettono in collegamento tutti i membri di uno studio di architettura durante il processo ideativo e
creativo; inoltre anche i piccoli studi di architettura in futuro potranno approfittare di buone opportunità di successo sul mercato se sono in grado di utilizzare i mezzi informatici. Questi ultimi forniscono molti vantaggi dal punto di vista della competitività, in quanto permettono di creare rapidamente rapporti di collaborazione e ditte virtuali, impiegando squadre di dipendenti dotati di grande flessibilità.
Strumenti come word processor,, office automation, programmi di simulazione come
CAD (ideato inizialmente come punto di partenza già da Ivan Sutherland e presentato al Massachusetts Institute of Technology nel 1963 che illustrò concetti validi tuttora come interattività, disegno modulare e creazione di modelli incentrata su elementi singoli), e inoltre Internet, saranno sempre più utilizzati in futuro come elementi per una nuova dimensione dell’ architetto che progetterà non più solo elementi reali, ma sempre più virtuali rispecchiando edifici futuristici non in grado di essere progettati manualmente ma solamente digitalmente a causa di forme fluide, curve, elementi ondosi e in movimento; in poche parole l’ architetto progetterà tutto quello che fino ad ora era risultato non progettabile. Questo sarà possibile attraverso l’ utilizzo di svariate tecnologie, alcune ancora in fase di sperimentazione.
Tra queste tecnologie un esempio può essere il “Baugespanne”, ossia rappresentazioni di edifici in scala 1:1, con funzione di visualizzare l’ edificio virtualmente prima che sia costruito, per capire come potrà essere percepito a livello spaziale e temporale; ed utile inoltre per visualizzare il rapporto tra l ‘oggetto architettonico e l’ architettura circostante.
Un’ ulteriore aiuto per l’ architettura sarà il CSCW (Computer Supported Collaborative Work) che offre la possibilità di lavorare in gruppo anche se in luoghi diversi e separati. Il CSCD (Computer Supported Collaborative Design) è invece un tipo speciale di CSCW, un’ area in rapida crescita del settore informatico. Lavorare in una squadra collegata elettronicamente è infatti molto più stimolante del lavoro individuale su computer e raggiunge obiettivi in maniera più veloce, dato che le conoscenze dei vari collaboratori, unite, portano spesso a soluzioni più efficaci. Un ambiente CSCW ha bisogno di e-mail, video, audio, una piattaforma comune di disegno detta whiteboard (che permette di eseguire schizzi e/o commentare il lavoro di altri), comunicazione scritta diretta detta talk, trasferimento di file e l’ uso in comune di programmi (applicazioni comuni).
Un’ altra innovazione è rappresentata da uno studio di progetto virtuale (VDS) denominata Multiplaying Time. Infatti con la crescente globalizzazione e specializzazione del progetto architettonico, le collaborazioni fra progettisti che lavorano in uffici lontani fra loro diventa essenziale. Il progetto Multiplaying Time si avvicina a questo obiettivo, in quanto permette di eseguire e portare avanti in contemporanea e in modo continuo il lavoro su disegno o su un insieme di disegni fra collaboratori situati in diverse parti del mondo, e quindi a diversi fusi orari. Il multiplaying Time dimostra la possibilità di lavorare attingendo da uno stesso data base, approfittando dei diversi fusi orari e delle capacità peculiari delle diverse sedi di collaborazione.
Infine un ulteriore applicazione per l architetto è rappresentata dagli EDMS (Engineering Data Management Systems) ossia speciali ambienti di lavoro in rete su supporto digitale. Un EDMS permette la collaborazione fra architetti diversi sul processo progettuale in condizioni altamente regolate ma sicure. L’EDMS è installato su un server fornito del necessario data base al quale sono collegati diversi clienti, oppure su sistemi data base condivisi. File come quelli di testo, immagini o file CAD sono salvati insieme alla loro meta-informazione. Questa sorta di ipertesto informa il proprietario del file dei diritti di accesso, del tempo di creazione e di modifica, così come di altre priorità e attributi che possono essere specificati per ogni progetto e a seconda dei collaboratori. Un EDMS può essere installato o può essere attivato su un alto numero di computer facenti parte di una rete locale o globale e rendendo possibile la collaborazione di più persone a un progetto.
Ma tutte queste tecnologie ed innovazioni, sperimentate però soprattutto all’ estero, sono state rese possibili per mezzo dell’ abbattimento della fisicità e dell’ introduzione della rete Wireless ossia di una rete senza fili che utilizza onde radio a bassa potenza.
La tecnologia Wireless risulta più che utile all’ architettura in quanto oltre ad un veloce scambio di informazioni permette a qualsiasi collaboratore di connettersi non più da solo un punto fisso, ma anche a collaborare in più persone ad un unico progetto avendo tutti le stesse informazioni in tempo reale.
L’ informatica purtroppo nel nostro paese non riesce ancora del tutto ad essere integrata alla nostra vita quotidiana anche sebbene ormai in molti di noi giovani ci sia la visione del nostro futuro legato soprattutto ad essa. Questo è dovuto principalmente ad una mancanza del nostro Stato ad intervenire attraverso finanziamenti ed investimenti utili alla ricerca e allo sviluppo, che ne fa derivare inoltre una sorta di allontanamento delle più grandi menti nuove e non in paesi stranieri oltreoceano come gli Stati Uniti, ma anche Europei come Gran Bretagna e Germania, sicuramente paesi più attenti all’ evoluzione informatica legata anche all’ architettura.
Infatti soprattutto in questi paesi è nato e si sta sviluppando un ramo attinente all’ architettura ossia la
domotica (home automation), che prevede l’ utilizzo di tecnologia e innovazioni allo scopo di massimizzare la comodità per l’ individuo che abita un determinato spazio-casa, minimizzandone i costi ed anche l’ impatto ambientale. Attraverso la tecnologia della domotica si entra a far parte di un interattività multimediale, infatti si comincia a comunicare ed avere un feeling in un certo senso con la propria abitazione, dove gli effetti visivi dati dall’ illuminazione e acustica sono necessari per dare una maggiore sensazione di benessere e comfort alla persona; ma non solo, infatti anche sotto il punto di vista della sicurezza sarà possibile controllare la propria abitazione a distanza, oppure regolarla sempre a distanza a seconda delle proprie necessità.
Attraverso la domotica quindi si entra a far parte di una nuova generazione di costruttori di edifici che oltre a mirare al benessere stesso della persona attraverso i modi e metodi più tecnologici ed innovativi, mirano anche ad una qualità della casa stessa, legata anche soprattutto all’ ambiente (appunto per questo motivo si pensa che in futuro in campo anche edilizio l’ acquisto o vendita di edifici sarà legato oltre al valore effettivo dell’ immobile anche e soprattutto alla presenza di tecnologia all’ interno di esso e al rapporto di inquinamento con l’ ambiente esterno).
Una casa intelligente quindi è possibile, e in futuro la tecnologia non si limiterà essenzialmente ad un unico settore abitativo(casa), o a più settori abitativi concentrati(palazzi); ma agirà in interi quartieri residenziali o direzionali automatizzandoli e rendendoli quindi sistemi ancora più produttivi, sicuri, veloci e fluidi dal punto di vista gestionale ma anche commerciale.


Bibliografia:

  • "L' architettura contemporanea e i nuovi metodi di rappresentazione" di M.A. Crippa;
  • "Information Architecture - La rivoluzione informatica" di Gerhard Schmitt;
  • "AD - Architectural Digest" gennaio e febbraio 2008.

Gelain Enrico

263964

La comodità fondamentale della tecnologia per l’architetto o per l’utente finale è di far risparmiare tempo. Spesso l’architetto, un acculturato, ha bisogno di pubblicare, commentare, preparare discorsi e conferenze, scrivere saggi e a volte libri. I programmi di riconoscimento vocale abbreviano notevolmente queste operazioni, permettendo di dettare al computer direttamente in digitale i file. Anche i software OCR permettono questa velocità quando bisogna invece modificare i testi.
Il lavoro dell’architetto viene eseguito sempre più spesso, soprattutto ultimamente, in gruppo. Le tecnologie attuali sono in grado di implementare questa tendenza, ampliando la portata di campo di un architetto per interfacciarsi con lo studio di architettura. E’ utile avere un ambiente di lavoro pulito e ordinato: in uno studio di architettura la cosa migliore sarebbe che ogni collaboratore avesse un PC portatile personale, così da permettere un lavoro personalizzato ad ogni collaboratore; e che i computer fossero collegati tramite rete Wireless LAN e WAN grazie ad una scheda ricevente per ogni computer collegato, esterna od integrata, per liberarsi dai numerosi cavi in studio. In questo modo ognuno può aggiornare un ipotetico computer fisso principale dello studio col proprio lavoro ultimato ed è in grado di confrontarlo col lavoro aggiornato degli altri, presente nel PC principale. Col Wireless Fidelity si possono collegare anche numerose periferiche, come stampanti, scanner e plotters, sempre per eliminare i cavi.
Con un portatile è possibile interfacciarsi col mondo e lavorare fuori dallo studio in WiFi, in casa od in treno, ed è possibile anche avere internet nei WiFi spot pubblici. Con internet si annullano le distanze: ci si può confrontare con colleghi appartenenti a numerose culture diverse nel mondo, con la webcam si può mostrare ai colleghi internazionali schizzi e disegni astratti fatti a mano senza il bisogno di tradurli prima in digitale, od anche seguire conferenze formative senza essere per forza in loco. In questo senso le community od i portali sono molto utili: possono fornite informazioni, aggiornamenti, commenti o nuovi articoli, forum o conferenze su internet.
Un portale attivo potrebbe anche avere al suo interno degli addetti incaricati di fare da intermediari con le ultime novità dal mondo dell’industria o dell’università o CNR: per scovare tecnologie o materiali nuovi per l’architettura e pubblicarle sul portale per ricevere commenti e confrontarsi con gli architetti frequentanti la community, oppure ricevere anche proposte di ricerca dalla community da sviluppare poi in aziende. Questa è la forza della scienza sin d’ora sviluppata: la possibilità da parte degli utenti di richiedere studi accurati e specifici di settore ai produttori per risolvere gli specifici problemi, in modo che possano sviluppare, produrre e commercializzare quella tecnologia specifica, in modo da risolvere problemi e semplificare la vita degli utenti finali, in questo caso gli architetti nel settore edilizio. Questo è anche il limite maggiore della tecnologia attuale: non è al momento ben saldo il collegamento tra utente e azienda produttrice per cui si corre il rischio che il produttore investa i propri soldi in ricerche e tecnologie in ultima analisi non utili per l’utente; o che l’utente abbia da confrontarsi con un problema senza che nessuna azienda lo analizzi producendo una tecnologia atta a risolverlo.

Bibliografia:
· Il Sole 24 Ore – “Azienda ed utente finale, il nuovo confine della produttività”
· Apogeo - “Wireless fidelity”, di Daniele Pauletto
· Jack – “Le community web”
· Panorama – “I nuovi portali dell’informazione”

Esercitazione Ferron Debora


Ferron Debora, matricola 264106

Nel mondo delle arti visive esistono due componenti, una conformativa e una rappresentativa; nei vari casi vi è la prevalenza dell’una sull’altra. Pittura e scultura sono considerate arti rappresentative, pur implicando un lavoro di conformazione; architettura e design invece sono conformative sebbene implichino il lavoro della rappresentazione.

Il carattere rappresentativo dell’archittettura viene testimoniato da Leon Battista Alberti, architetto quattrocentesco, all’interno del suo trattato De re aedificatoria: “tra l’opera grafica del pittore e quella dell’architetto c’è questa differenza: quello si sforza di far risaltare sulla tavola oggetti di rilievo mediante ombreggiature e il raccorciamento di linee e angoli; l’architetto invece, evitando le ombreggiature, raffigura i rilievi mediante il disegno di pianta, e rappresenta in altri disegni la forma e l’estensione di ciascuna facciata e di ciascun lato servendosi di angoli reali e di linee non virtuali: come chi vuole che l’opera sua non sia giudicata in base a illusorie parvenze bensì valutata esattamente in base controllabili. È dunque opportuno costruire modelli”. In opposizione Andrea Palladio sosteneva la conformazione spaziale dell’architettura, dimostrata dai suoi studi e appunti sul modo di proporzionare gli spazi interni secondo l’aritmetica, la geometria e l’armonia.

Per quanto riguarda il moderno apporto digitale all’architettura penso che lo si debba quindi assegnare alla componente rappresentativa in quanto si tratta di una modalità per comunicare e informare, lontana dal creare oggetti tangibili.

Dall’inizio del XXI secolo il numero di software di cui possono disporre gli architetti è in continuo aumento: da Form-Z, AutoCAD, ArchiCAD e una vasta gamma di programmi utilizzati per il disegno, a Rhinoceros, programma di disegno ridimensionale adatto alla modellazione di superfici complesse, fino a software come Andilwall, utilizzato per verificare e calcolare le strutture in muratura. Ritengo che la molteplicità di questi programmi disponibili per la progettazione derivi dal fatto che le tecnologie sono in continua evoluzione, per cui non è possibile stabilire un punto di arrivo, ma esiste sempre la possibilità di migliorare per offrire agli architetti software sempre più aggiornati e innovativi. Il computer quindi sta diventando per l’architetto un “partner” ideale per la risoluzione di situazioni e problemi complessi, oltre che un mezzo per la rappresentazione di configurazioni architettoniche, senza però sostituire completamente il disegno architettonico o lo schizzo.

Per quanto riguarda la condizione italiana rispetto a queste tendenze digitali, credo che si trovi in una posizione più “arretrata” rispetto agli altri paesi. L’Italia sembra essere più impegnata nel recupero dei numerosi beni culturali che possiede, trascurando in questo modo la costruzione del nuovo. Ciò è dimostrato dal fatto che gli architetti italiani si dirigono in altri paesi in cui la tecnologia ha un peso maggiore. Una dimostrazione di questo fatto è il progetto di un grattacelo innovativo a Dubai sviluppato da David Fisher, un architetto fiorentino, e chiamato Rotating Towrer; si tratta di un edificio in grado di cambiare continuamente forma in quanto un meccanismo al suo interno permette ad ogni piano di ruotare autonomamente e capace di generare energia tramite il vento e il sole.

Un altro importante strumento x il lavoro dell’architetto sono le tecnologie wireless, le quali consentono a dei dispositivi di comunicare tra loro senza usufruire dei cavi. In questo modo gli architetti possono condividere e quindi avere a disposizione senza difficoltà dati riguardanti vari progetti tramite il computer pur trovandosi in luoghi diversi; questo è possibile in quanto tali tecnologie sono in grado di raggiungere capacità enormi in termini di chilometri. Un altro vantaggio è il risparmio del tempo, considerato sempre più prezioso, in quanto le reti wireless riescono a trasmettere dati a velocità elevata.

Le tecnologie non sono utili soltanto nella fase di progettazione di edifici ma si sono inserite anche all’interno della vita domestica quotidiana. Grazie alla domotica infatti si è riusciti a migliorare sicurezza e qualità della vita e, aspetto non meno importante, a risparmiare energia. La casa domotica, più comunemente definita “casa intelligente”, è caratterizzata da un sistema in grado di gestire facilmente il funzionamento degli impianti installati al suo interno; questo sistema spesso è collegato ad altri sistemi appartenenti al mondo esterno in modo da controllarne lo stato anche a distanza. Tutto ciò ha l’intento di rendere l’edificio domestico più accogliente ed economico mantenendo il rispetto per l'ambiente.

Bibliografia
-
Costruire, luglio-agosto 2007
- Livio Scacchi e Maurizio Unali,
Architettura e cultura digitale, 2003
- James Steele,
Architettura e computer, 2004

Scomparin Davide 265004


Scomparin Davide 265004

Esercitazione: Scenari digitali



Si può affermare che l’informatica al giorno d’oggi è parte integrante della vita delle nuove generazioni. Non esiste più un ufficio o una abitazione senza un computer. L’impiego di questa macchina compre svariati compiti e molteplici discipline che vanno dalla semplice scrittura di un testo alla creazione di un film digitale. L’uso dell’informatica ha influenzato, cambiato e standardizzato diverse attività tra le quali l’architettura.
Si è cominciato ad utilizzare l’informatica per l’architettura con l’introduzione del CAD (Computer Aided Drafting) un software che permetteva la creazione di modelli 2D e successivamente 3D, dopo il boom dell’informatica vennero a svilupparsi una serie di software che semplificavano la progettazione, il calcolo strutturale ed il rendering infine l’uso e la scelta dei materiali.
Il problema che viene a formarsi nella progettazione informatizzata è la sostanziale incapacità del software di rispondere alle esigenze di un processo creativo, ricco e complesso come quello della progettazione. Per questo motivo per una corretta progettazione bisognerà arrivare alla creazione di un software interattivo nel quale le periferiche input siano le mani proprio come quando viene fatto uno schizzo o un disegno a mano su carta, la manipolazione di volumi tridimensionali, la modulazione di superfici non regolari, insomma la creazione di un software accompagnato da periferiche input appositamente progettate, tali da permettere un progetto informatico-manuale che possa rispondere alle esigenze del progettista senza porne limiti che influenzano il progetto stesso.
Viviamo in un mondo dove l’informazione influenza enormemente le nostre scelte quotidiane, viviamo in una comunità mondiale, l’architetto spesso si trova a collaborare con altri architetti, e in progetti di grandi dimensioni ci si trova ad avere collaboratori a distanze continentali e questa barriera è stata superata grazie ad internet tramite la tecnologia ADSL (Asymmetric Digital Subscriber Line) che permette lo scambio pressoché immediato delle informazioni e scambio file. Questo permetterà in un futuro ormai prossimo la progettazione assistita a distanza in tempo reale.
La progettazione però non riguarderà più solo la struttura dell’edificio, ma anche tutte le apparecchiature, impianti e sistemi che rendono l’edificio in grado di gestirsi autonomamente o intelligentemente, la domotica.
Un aspetto molto interessante di questa disciplina è l’impiego della tecnologia WIRELESS (senza fili) che permette lo scambio dati e istruzioni senza l’utilizzo di cavi, che semplifica enormemente il problema dell’impiantistica, permettendo una dinamicità nell’ambito della scelta e della collocazione del dispositivo. Si arriverà quindi a progettare edifici capaci di reagire a stimoli interni ed esterni che si adatta alle esigenze dell’utente.


Bibliografia:

Progettare nell’era, Nicolò Ceccarelli
Architettura e Simulazione, Rita valenti
Accessibilità e Tecnologie, Bestini Patrizia